martedì 30 novembre 1999

Capitolo Zero - by Shyboy & Sognatricenata

Miriam chiuse gli occhi. Respirò profondamente.
Ricordati quello che ti hanno insegnato, disse tra sè e sè.
Fai entrare l'aria nella pancia, poi nel petto e allarga le spalle.

Sentì entrare l'aria pian piano. Un senso di quasi vertigine la pervase.
Non sei abituata a respirare così profondamente.
Fece altri due o tre respiri e la situazione migliorò.
Mentre ascoltava il suo corpo, cercava di sentire anche i rumori che la circondavano.

Era tutto confuso. Riusciva solamente a percepire in maniera netta e distinta le travi di legno che formavano la panchina sulla quale era seduta, soprattutto quelle contro le quali era appoggiata la schiena. Quella schiena che le aveva sempre dato qualche problemino e che le impediva di rimanere seduta perfettamente dritta.
Cercò di non pensare al freddo della panchina e a concentrarsi su altro. L'orecchio si fermò ad ascoltare una conversazione lontana, proveniente dalla sua destra e che piano piano si faceva sempre più chiara. Forse qualcuno si stava avvicinando a lei.
"Non credo sia la cosa giusta"disse una voce maschile, tremolante, quasi sul punto di piangere.
"No? Tutto quello che ho fatto fino ad ora non è mai stato giusto, se dovessi ascoltare solamente quello che pensi tu" fu la risposta di una voce femminile segnata da una nota di rabbia e nervosismo.
L'attenzione di Miriam si spostò verso un altro suono, un qualcosa di indistinto, una serie di note provenienti, forse, da un pianoforte. E a seguire una voce di bambina che canticchiava le stesse note.
Piano piano, mentre ascoltava queste note delicate e dolci, cominciò anche a sentire un'altra melodia, molto più sommessa, ma sempre di stampo "classico": una fuga o un minuetto, ma proveniente non da strumenti per orchestra ma da qualcosa di elettronico. Miriam posò la mano sulla cerniera della borsa che teneva alla sua destra, la aprì e il volume della seconda musica aumentò. Il suo cellulare stava suonando. Dopo qualche secondo la musica cessò. Miriam ripose il cellulare nella borsa. Non aveva bisogno di controllare chi fosse stato a chiamarla. Lo sapeva.
"Bene, è ora".
Fece un ultimo profondo respiro e, lentamente, quasi a rallentatore, aprì gli occhi. E grazie alla luce chiara della luna piena le sembrò che il sole non fosse mai tramontato.
Quindi si alzò, molto lentamente. Era stata a lungo seduta, nella stessa posizione e la schiena sicuramente ne avrebbe risentito. Infatti si fece sentire quel dolorino che lei conosceva bene. Si massaggiò a lungo, poi si decise a mettersi in cammino. All’improvviso le tornò in mente un sogno bizzarro che aveva fatto la notte precedente. Il sogno si svolgeva proprio nel posto in cui lei si trovava in quel momento. Solo che era notte fonda, nel sogno. Una notte senza luna. E le panchine erano di cristallo purissimo, delle forme più svariate, dai colori sgargianti. Proprio un sogno bizzarro! Miriam sorrise, ma il suo fu un sorriso nervoso, perché nel sogno succedeva qualcosa, che ora non ricordava, ma che le aveva fatto molta paura. E le sembrava che ora dovesse succedere quello che lei aveva sognato la notte scorsa. Sentì un brivido, quindi si costrinse a pensare ad altro. Aveva qualcosa di importante da fare, un compito da svolgere. E non doveva lasciarsi prendere dalle emozioni o dalla paura. Quindi scosse la testa, come se quel movimento potesse scacciare i pensieri negativi. Forse borbottò anche qualcosa tra sé e sé, perché un passante la guardò, incuriosito e un po’ intimorito. Miriam sostenne lo sguardo dello sconosciuto e gli sorrise. Affrettò leggermente il passo… non che fosse in ritardo, ma era sempre meglio avere a disposizione tutto il tempo necessario… ed anche qualche minuto in più.

2 commenti:

  1. Ehm... mi sarebbe venuta in mente una possibile continuazione... Lo so che non mi sono prenotata, ma vedo che non scrive nessuno. Io posto, casomai se qualcuno si fosse prenotato, che so, per domani, puoi pure cancellare. La prossima volta mi prenoto, promesso! :-)

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  2. Bravissima...finalmente qualcuno ha trovato il coraggio di rompere il ghiaccio...

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