martedì 30 novembre 1999

Capitolo due, parte seconda.


E’ una bella giornata di primavera e lei sta giocando in un prato con la sua amichetta del cuore, Hellen. Le due bambine hanno sei, forse sette anni e giocano con una palla tutta colorata. Ben presto lasciano perdere la palla e si perdono dietro alle farfalle multicolori che volano di fiore in fiore. Il cielo è azzurro, sgombro di nubi. Soffia un venticello leggero e il sole splende alto.


La mamma di Hellen le osserva da lontano, alzando periodicamente gli occhi dal suo ricamo. La mamma di Hellen ricama, lavora a maglia, cuce e cucina. Tutto il contrario della mamma di Caroline, ambiziosa donna in carriera.



 


Bambine, state attente, non correte troppo intorno ai fiori, ci sono le api. Rischiate di farvi pungere.


 


Ma quando hai sette anni non stai a sentire cosa dicono le mamme.


E’ un attimo. Caroline ed Hellen si avvicinano ad una siepe piena di fiori coloratissimi e profumatissimi (un profumo che stordisce) e cercano di prendere in mano una farfalla dalle ali azzurre come il cielo di quel giorno (Hellen, no!!!) ma la farfalla vola via.


Un’ape è posata sul fiore vicino, è infastidita e si rivolta verso Hellen.


Hellen grida, la mamma arriva di corsa.


Hellen piange.


Hellen urla che non respira.


Caroline è terrorizzata, la mamma di Hellen le urla di andare a chiamare aiuto. Lei corre via piangendo, ma quando torna, con un signore che portava a spasso il cane, la sua amica è già morta.


Shock anafilattico, le dicono, ma lei non capisce.


 


Caroline si agitò nel sonno, mosse la mano come a scacciare un’ape immaginaria, aprì appena gli occhi, gonfi di lacrime.


Il cuore le batteva all’impazzata.


Credette di sognare ancora, davanti a lei c’era  Hellen.


Cattiva, cattiva, sei stata cattiva con me.


No, non ho colpa per quello che è successo.


Ma mi hai dimenticata.


No!


 


Sprofondò nuovamente nel sonno.


Non c’è più Hellen.


Caroline è in macchina, ferma al semaforo.


Scatta il verde, ma la macchina non parte.


Prova ad accelerare, spegne e riaccende il motore.


Tutti la guardano (solita donna al volante) e poi iniziano a suonare il clacson.


Sono uno, dieci, cento, mille clacson.


Caroline si tappa le orecchie.


Ma il suono continua.


Infine aprì gli occhi e si rese conto di non essere in macchina, ma in casa sua e che stava suonando il campanello, non il clacson.


La scoperta la stupì non poco.


Chi sarà?

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