Federico si alzò a sedere sul bordo del letto massaggiandosi le tempie. Una forte emicrania gli stringeva la testa come una morsa.
Ho proprio esagerato ieri sera, pensò.
Tentò di tornare mentalmente alla sera precedente, ma l'unico risultato che otteneva era farsi aumentare il mal di testa. Per quanto si sforzasse non riusciva a ricordare cosa avesse combinato. In effetti non ricordava nemmeno di essere andato a letto.
L'ultima cosa che rammentava era il pomeriggio in piscina. Ci era tornato dopo molto tempo per sfogare lo stress dopo l'ennesima litigata con Diana.
La sera prima lei gli aveva fatto una scenata al parco: gli aveva detto che aveva intenzione di lasciarlo, così lui la mattina dopo l'aveva chiamata per cercare di riappacificarsi. Diana lo aveva aggredito verbalmente ed era nata una nuova discussione, conclusasi con lei che gli sbatteva il telefono in faccia.
Un movimento improvviso lo fece tornare alla realtà. Si voltò e vide, dall'altro lato del letto, il corpo nudo di una ragazza che non conosceva, o che non credeva di conoscere.
E chi è questa? pensò tra se.
Una fitta gli percorse rapidamente la nuca.
Ah ora ricordo...
Stava nuotando. Era alla settima vasca quando un braccio dalla corsia vicina invase la sua colpendolo in faccia. Si fermò e vide che il braccio apparteneva ad una ragazza dal volto spaurito.
"Oh scusa" mormorò lei
"Non fa nulla" le rispose sorridendo
Poi riprese a nuotare dimenticandosi del piccolo incidente. Due ore dopo, uscito dallo spogliatoio, andò al bar della piscina per prendere un drink energetico. Mentre stava sorseggiando la sua bevanda sentì qualcuno gli si avvicinò.
"Scusa per prima" disse una voce femminile
Alzato lo sguardo dal bicchiere, si ritrovò di fronte la ragazza che lo aveva colpito mentre stava nuotando.
"Non ti preoccupare" rispose "sono cose che possono capitare".
"Posso offrirti da bere almeno?"
"Solo se poi io posso offrirti la cena"
Da quel momento non ricordava più nulla, ma quanto doveva essere accaduto si evinceva da se.
Rimase qualche istante a fissare quel corpo addormentato sul suo letto.
Come ho fatto a finire a letto con una così?
In effetti, non era certo il tipo di ragazza che piaceva a Federico e, a dirla tutta, non credeva ci fosse qualcuno a cui potesse piacere una donna del genere: magra, quasi ossuta, i capelli biondo pagliericcio sembravano di stoppa e i seni piccoli e a punta avevano l'aspetto di due piccoli coni. Dove si aspettava di trovare un piccolo triangolino di peli ben rasati, c'era invece una sorta di selva bionda.
Ora che ci pensava meglio, assomigliava a Shelley Duvall, solo che lei era bionda.
Si alzò disgustato, cercando di non svegliare quella strana creatura, e si chiuse in bagno.
Rimase sotto la doccia fino a quando sentì il dolore alla testa affievolirsi, quindi, dopo essersi annodato un asciugamano alla vita, andò a prepararsi la colazione.
Il suo sguardo desolato vagò nel campo di battaglia che era diventata la cucina; il lavello era pieno di pentole e piatti, resti di cibo erano sparsi un po' ovunque assieme a decine di bottiglie vuote di alcolici vari. I suoi vesti e quelli di lei erano sparpagliati sul pavimento e alcuni preservativi usati erano stati infilati nei pomelli delle sedie.
Un senso di disgusto gli salì violentemente dallo stomaco facendogli tornare l'emicrania.
Dopo aver ingoiato un paio di aspirine, prese un sacco dell'immondizia da sotto il lavello e raccolse i resti del baccanale della sera prima.
Si accorse della presenza della ragazza solo quando lei gli cinse la vita.
"Ciao, amore".
Federico la guardò con freddezza e vide che indossava una sua camicia.
"Doccia e caffè sono compresi nel pacchetto della serata. Dopo puoi andartene" disse seccamente.
Cinque minuti dopo lei usciva sbattendosi la porta alle spalle.
In quell'istante si rese conto che non ricordava il nome della ragazza.
Vuol dire che la chiamerò Shelley.
Ho proprio esagerato ieri sera, pensò.
Tentò di tornare mentalmente alla sera precedente, ma l'unico risultato che otteneva era farsi aumentare il mal di testa. Per quanto si sforzasse non riusciva a ricordare cosa avesse combinato. In effetti non ricordava nemmeno di essere andato a letto.
L'ultima cosa che rammentava era il pomeriggio in piscina. Ci era tornato dopo molto tempo per sfogare lo stress dopo l'ennesima litigata con Diana.
La sera prima lei gli aveva fatto una scenata al parco: gli aveva detto che aveva intenzione di lasciarlo, così lui la mattina dopo l'aveva chiamata per cercare di riappacificarsi. Diana lo aveva aggredito verbalmente ed era nata una nuova discussione, conclusasi con lei che gli sbatteva il telefono in faccia.
Un movimento improvviso lo fece tornare alla realtà. Si voltò e vide, dall'altro lato del letto, il corpo nudo di una ragazza che non conosceva, o che non credeva di conoscere.
E chi è questa? pensò tra se.
Una fitta gli percorse rapidamente la nuca.
Ah ora ricordo...
Stava nuotando. Era alla settima vasca quando un braccio dalla corsia vicina invase la sua colpendolo in faccia. Si fermò e vide che il braccio apparteneva ad una ragazza dal volto spaurito.
"Oh scusa" mormorò lei
"Non fa nulla" le rispose sorridendo
Poi riprese a nuotare dimenticandosi del piccolo incidente. Due ore dopo, uscito dallo spogliatoio, andò al bar della piscina per prendere un drink energetico. Mentre stava sorseggiando la sua bevanda sentì qualcuno gli si avvicinò.
"Scusa per prima" disse una voce femminile
Alzato lo sguardo dal bicchiere, si ritrovò di fronte la ragazza che lo aveva colpito mentre stava nuotando.
"Non ti preoccupare" rispose "sono cose che possono capitare".
"Posso offrirti da bere almeno?"
"Solo se poi io posso offrirti la cena"
Da quel momento non ricordava più nulla, ma quanto doveva essere accaduto si evinceva da se.
Rimase qualche istante a fissare quel corpo addormentato sul suo letto.
Come ho fatto a finire a letto con una così?
In effetti, non era certo il tipo di ragazza che piaceva a Federico e, a dirla tutta, non credeva ci fosse qualcuno a cui potesse piacere una donna del genere: magra, quasi ossuta, i capelli biondo pagliericcio sembravano di stoppa e i seni piccoli e a punta avevano l'aspetto di due piccoli coni. Dove si aspettava di trovare un piccolo triangolino di peli ben rasati, c'era invece una sorta di selva bionda.
Ora che ci pensava meglio, assomigliava a Shelley Duvall, solo che lei era bionda.
Si alzò disgustato, cercando di non svegliare quella strana creatura, e si chiuse in bagno.
Rimase sotto la doccia fino a quando sentì il dolore alla testa affievolirsi, quindi, dopo essersi annodato un asciugamano alla vita, andò a prepararsi la colazione.
Il suo sguardo desolato vagò nel campo di battaglia che era diventata la cucina; il lavello era pieno di pentole e piatti, resti di cibo erano sparsi un po' ovunque assieme a decine di bottiglie vuote di alcolici vari. I suoi vesti e quelli di lei erano sparpagliati sul pavimento e alcuni preservativi usati erano stati infilati nei pomelli delle sedie.
Un senso di disgusto gli salì violentemente dallo stomaco facendogli tornare l'emicrania.
Dopo aver ingoiato un paio di aspirine, prese un sacco dell'immondizia da sotto il lavello e raccolse i resti del baccanale della sera prima.
Si accorse della presenza della ragazza solo quando lei gli cinse la vita.
"Ciao, amore".
Federico la guardò con freddezza e vide che indossava una sua camicia.
"Doccia e caffè sono compresi nel pacchetto della serata. Dopo puoi andartene" disse seccamente.
Cinque minuti dopo lei usciva sbattendosi la porta alle spalle.
In quell'istante si rese conto che non ricordava il nome della ragazza.
Vuol dire che la chiamerò Shelley.
muy muy muy bien...
RispondiElimina;-)