Capitolo Uno, parte seconda
Dopo quella, le sue avventure occasionali erano divenute sempre più numerose; a volte usciva con belle ragazze, altre con insignificanti rappresentanti del sesso femminile che cercavano solo un'occasione per ravvivare le loro monotone vite. Un paio di volte capitò che si affezionasse a qualcuna di queste amanti occasionali, ma il tutto non durava più di un paio di giorni, poi si stancava ed andava in cerca di nuovi lidi da scoprire.
Ormai erano due settimane che non vedeva nè sentiva Diana, ma questo suo atteggiamento, questa sua forma di vendetta nei confronti della sua ex, lo aveva allontanato anche dai suoi amici e fu per questo che quel giorno Robert gli telefonò per invitarlo ad un uscire assieme. Robert, che per lui era sempre stato Bob, sapeva quanto era accaduto tra lui e Diana e sapeva anche del suo nuovo stile di vita, ma quando lo chiamò non fece riferimento a tutto ciò e di questo Federico gliene fu grato. L'ultima cosa di cui aveva bisogno ora era una predica o una ramanzina.
Nell'appartamento arieggiava un pezzo dei King Crimson, mentre lui in camera si stava preparando per uscire. Con addosso solo un paio di boxer, davanti allo specchio, Federico si stava profumando come se dovesse uscire per uno dei suoi appuntamenti galanti e non con un amico per un paio di birre e una partita a stecca. Sorrise a questo pensiero.
Il suono improvviso del campanello lo fece sussultare. Voltandosi a guardare l'ora sulla radiosveglia vide che erano appena le nove.
E' ancora presto, Bob deve passare a prendermi alle nove e mezza... pensò.
Si infilò i jeans che aveva preparato sul letto e andò ad aprire.
Un ragazzino di non più di dieci anni lo fissava con enormi occhi blu. Indossava un t-shirt con l'immagine dell'Uomo Ragno che scalava un grattacielo e un paio di calzoncini che gli lasciavano scoperte le ginocchia sbucciate. Le Converse marroni, che una volta probabilmente erano state rosse, sembravano essere state compagne di numerose partite di baseball in qualche polveroso campetto di periferia.
"Si?" chiese Federico.
"Mi hanno detto di consegnarle questa" rispose il ragazzino estraendo dalla tasca posteriore una busta bianca.
"Cos'è?" chiese ancora l'uomo a torso nudo
"Non lo so. Me lo ha dato un signore al parco dicendomi di consegnarlo a quest'appartamento. Mi ha anche detto che ci avresti pensato tu a sistemare la faccenda..."
"La faccenda?" Federico sembrava sorpreso "...oh si certo, un attimo solo"
Sparì dietro la porta socchiusa, tornando un minuto dopo con un biglietto da dieci per il piccolo fattorino, che dopo aver intascato la ricompensa sparì come una lepre.
Federico aprì la busta estraendone alcune fotografie. Il cuore sembrò fermarsi e la testa cominciò a girargli rapidamente; dovette sedersi in poltrona per evitare di cadere a terra.
Chi me le ha mandate?
Cercò dentro alla busta per vedere se ci fosse un biglietto, ma oltre alle fotografie non c'era nulla.
Barcollando andò a versarsi un bicchiere di burbon, poi dopo averci pensato un istante si portò l'intera bottiglia in salotto.
Venti minuti dopo quando il campanello suonò ancora, lui sembrò non sentirlo; le ultime gocce di whisky stavano cadendo dal collo della bottiglia verso il pavimento, vicino alla poltrona dove giacevano accartocciate come foglie in autunno le fotografie che tanto lo avevano sconvolto.
In strada, dopo aver insistito per più di dieci minuti, Robert risalì in auto, senza sapere che non avrebbe più avuto modo di rivedere l'amico.
Dopo quella, le sue avventure occasionali erano divenute sempre più numerose; a volte usciva con belle ragazze, altre con insignificanti rappresentanti del sesso femminile che cercavano solo un'occasione per ravvivare le loro monotone vite. Un paio di volte capitò che si affezionasse a qualcuna di queste amanti occasionali, ma il tutto non durava più di un paio di giorni, poi si stancava ed andava in cerca di nuovi lidi da scoprire.
Ormai erano due settimane che non vedeva nè sentiva Diana, ma questo suo atteggiamento, questa sua forma di vendetta nei confronti della sua ex, lo aveva allontanato anche dai suoi amici e fu per questo che quel giorno Robert gli telefonò per invitarlo ad un uscire assieme. Robert, che per lui era sempre stato Bob, sapeva quanto era accaduto tra lui e Diana e sapeva anche del suo nuovo stile di vita, ma quando lo chiamò non fece riferimento a tutto ciò e di questo Federico gliene fu grato. L'ultima cosa di cui aveva bisogno ora era una predica o una ramanzina.
Nell'appartamento arieggiava un pezzo dei King Crimson, mentre lui in camera si stava preparando per uscire. Con addosso solo un paio di boxer, davanti allo specchio, Federico si stava profumando come se dovesse uscire per uno dei suoi appuntamenti galanti e non con un amico per un paio di birre e una partita a stecca. Sorrise a questo pensiero.
Il suono improvviso del campanello lo fece sussultare. Voltandosi a guardare l'ora sulla radiosveglia vide che erano appena le nove.
E' ancora presto, Bob deve passare a prendermi alle nove e mezza... pensò.
Si infilò i jeans che aveva preparato sul letto e andò ad aprire.
Un ragazzino di non più di dieci anni lo fissava con enormi occhi blu. Indossava un t-shirt con l'immagine dell'Uomo Ragno che scalava un grattacielo e un paio di calzoncini che gli lasciavano scoperte le ginocchia sbucciate. Le Converse marroni, che una volta probabilmente erano state rosse, sembravano essere state compagne di numerose partite di baseball in qualche polveroso campetto di periferia.
"Si?" chiese Federico.
"Mi hanno detto di consegnarle questa" rispose il ragazzino estraendo dalla tasca posteriore una busta bianca.
"Cos'è?" chiese ancora l'uomo a torso nudo
"Non lo so. Me lo ha dato un signore al parco dicendomi di consegnarlo a quest'appartamento. Mi ha anche detto che ci avresti pensato tu a sistemare la faccenda..."
"La faccenda?" Federico sembrava sorpreso "...oh si certo, un attimo solo"
Sparì dietro la porta socchiusa, tornando un minuto dopo con un biglietto da dieci per il piccolo fattorino, che dopo aver intascato la ricompensa sparì come una lepre.
Federico aprì la busta estraendone alcune fotografie. Il cuore sembrò fermarsi e la testa cominciò a girargli rapidamente; dovette sedersi in poltrona per evitare di cadere a terra.
Chi me le ha mandate?
Cercò dentro alla busta per vedere se ci fosse un biglietto, ma oltre alle fotografie non c'era nulla.
Barcollando andò a versarsi un bicchiere di burbon, poi dopo averci pensato un istante si portò l'intera bottiglia in salotto.
Venti minuti dopo quando il campanello suonò ancora, lui sembrò non sentirlo; le ultime gocce di whisky stavano cadendo dal collo della bottiglia verso il pavimento, vicino alla poltrona dove giacevano accartocciate come foglie in autunno le fotografie che tanto lo avevano sconvolto.
In strada, dopo aver insistito per più di dieci minuti, Robert risalì in auto, senza sapere che non avrebbe più avuto modo di rivedere l'amico.
Da non credere: avevo avuto anch'io l'idea delle foto :-)
RispondiEliminaMitico cryboy